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Eroica Punta del Este, a journey to an heroical continent

November 10, 2016

Se mi si chiedesse di indicare una parte di mondo più eroica di altre risponderei l'America Latina. Perchè zone più stoiche, più difficili a viverci, ovviamente, se ne trovano ma quel Sud del mondo si è formato con certe stimmate e l'aria che vi si respira lo testimonia un pò ovunque. Terre di scoperta, di avventura, di difficoltà ambientali, di grandi foreste e montagne, di strade impervie ed incerte, di rischio dietro ogni curva; senza mitizzare i conquistadores, che anzi si portano dietro crimini inestinguibili, di certo furono "costretti" all'impresa ad ogni costo e quello in cui riuscirono è uno dei crocevia della storia che ancora oggi ha dell'incredibile.
E poi i migranti, a partire dai nostri, italiani poveri ed eroici, che hanno esportato radici ben riconoscibili, soprattutto in Argentina e, appunto, in Uruguay.
Senza indulgere oltre nelle personali passioni verso una parte di pianeta di gran fascino e di viaggi favolosi, dobbiamo ad una coppia oriunda (Andrea ed Alessandro) la proposta, impossibile quanto irrinunciabile, di una sfida in Uruguay: Eroica Punta del Este è una fuga in partenza, un cuore gettato oltre l'ostacolo, una rotta verso l'ignoto, esattamente in tono con quella filosofia di vita continentale.
Ma, sia chiaro, salto nel buio fino ad un certo punto.
Intanto le strade, la migliore sequenza di anelli infiniti senza asfalto e senza traffico, con dislivelli modesti, con un orizzonte sconfinato ed una natura potente e florida, piegata quanto basta alle esigenze dell'uomo ma pronta a riprendersi ciò che è sempre stato suo, dato che il rispetto verso di lei sembra ormai, almeno in Uruguay ma non solo, un dato culturale acquisito.
Poi un Paese sicuramente ospitale, molto familiare, con capacità di affrontare una prima senza ansie, sicuri tutti che l'evento crescerà molto presto.
E, appunto, la Malaquin ed il Ceccarelli, persone di mondo e di sport, garanzie di passione e di attenzione organizzativa, capaci di coinvolgere il contesto istituzionale e di garantire la giusta considerazione attorno al passo d'esordio.
Sarà una grande avventura, di fronte al Mar del Plata, fra fazende immense, gauchos e palme, animali in simbiosi col creato, fra tentavivi credibili di colture di vite ed olivo, con l'idea che tutto ciò che sembra bellissimo, anche poco prima della fin del mundo, viene accostato alla Toscana, termine di paragone di ogni eccellenza.
Così come Eroica, che significa, per senso planetario condiviso anche a questi paralleli, cosa buona e giusta.
L'Uruguay, tra l'altro, non è una scelta senza radici ciclistiche; dal 1939 vi si corre la Vuelta Ciclista, la gara a tappe più vecchia dell'America Latina, e la prima volta che son venuto a Punta del Este mi sono state mostrate foto di Fausto Coppi a Montevideo.
Tra l'altro, il vedere lo straordinario patrimonio di strade bianche di questo magnifico Paese suggerisce la facile considerazione di cosa potrebbe essere portare qua il grande ciclismo, a scoprire una vera e propria palestra di ciò che amiamo ormai definire "Ciclismo Eroico", ovvero la possibilità di far riscoprire al mondo dei professionisti, o comunque al ciclismo agonistico (magari Under 23) una superficie come la strada senza asfalto, dove tornano a contare non solo lo stare a ruota ma anche la destrezza, la capacità di guidare la bici, il colpo d'occhio, la potenza, dove imprevisto ed avventura rendono sale al racconto sportivo. 
Proprio in un Paese come l'Uruguay, dove la "montagna" più alta è appena una collina di 500 metri, si potrebbe dimostrare come il ciclismo eroico, che proibiva addirittura il gioco di squadra, sapeva esaltare il valore del singolo e proporre importanti differenze anche senza le grandi montagne e le salite con pendenze impossibili.
Proprio le magnifiche rotte rurali che Eroica Punta del Este andrà a far conoscere al mondo indicano uno dei percorsi inediti, ovvero come progettare un ciclismo capace di tornare ad entusiasmare la gente; un modo per togliere il predominio assoluto ai giochi degli squadroni e rendere dignità ciclistica anche a chi non vuole sottoporsi ai diktat del rapporto peso-potenza, che oggi prevede come vincitori di corse a tappe solo ciclisti dalle inguardabili magrezze.


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